Filippo Carlà-Uhink / Eike Faber: Corruption in the Graeco-Roman World. Re-reading the Sources (= Twisted Transfers. Studies on Ancient Corruption; Vol. 1), Berlin: De Gruyter 2025, XVIII + 344 S., 2 Farb-Abb., ISBN 978-3-11-133860-6, EUR 99,95
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Categorie morali e giuridiche legate al concetto di corruzione restano tra le più insidiose per uno studioso che ambisca proporre definizioni generali o assolute: azioni che in un luogo e in un'epoca sono riconducibili a questa pratica e sanzionate come tali, possono essere riconosciute come normali - se non addirittura doverose - in altri luoghi o in altre epoche; sarebbe quindi vano e a forte rischio di incomprensione indagare il fenomeno della corruzione nel mondo greco e romano secondo un principio unico o una serie di principi unificanti che ne definiscono la fattispecie e le relative sanzioni. L'impegno nel progetto Twisted Transfers: Discursive Constructions of Corruption in Ancient Greece and Rome ha rappresentato, invece, un prezioso laboratorio per gli autori di questo volume. Il dispositivo proposto qui da Filippo Carlà-Uhink fondato sulla teoria delle tre forme di trasferimenti di Alain Testart si rivela uno strumento adeguato a comprendere le peculiarità del fenomeno della corruzione. [1]
L'adesione comune alla cornice teoretica sviluppata con acume dal curatore ha permesso agli autori di analizzare momenti chiave dalla fine della Repubblica alla prima età imperiale, di operare affondi significativi in altre epoche e di conseguire risultati di rilievo senza mai cadere nell'insidia di conquistare ovvietà a prezzo di analisi tanto minute e faticose quanto impressionistiche. I saggi si distinguono per chiarezza, vivacità e lucidità di obiettivi, a partire dal contributo iniziale di Carlà-Uhink che costituisce il fondamento teorico del volume. Il suo saggio ha come principale obiettivo affrancare l'analisi della corruzione da quella prospettiva essenzialista che tende a identificarla con una serie di comportamenti oggettivamente definibili: la corruzione elettorale, la concussione, il peculato etc. Il modello essenzialista mostra i propri limiti allorché appare inadeguato a ricostruire il modo in cui le accuse di corruzione venivano formulate, diffuse e utilizzate all'interno del discorso politico e sociale nella tarda repubblica; tale modello trascura il ruolo fondamentale degli avversari politici nel creare la natura stessa di un reato e, talora, a farlo identificare con il comportamento degli antagonisti. Carlà-Uhink, invece, riconduce l'indagine nell'ambito della storia culturale e dell'analisi del discorso: la tensione tra realtà sociale e costruzione narrativa costituisce, forse, il nucleo più originale e fecondo della proposta teorica. In questa prospettiva la corruzione non è un fatto immediatamente osservabile, ma diventa il risultato di una narrazione che attribuisce intenzioni, responsabilità e giudizi morali agli attori coinvolti. Le accuse di corruzione si trasformavano in strumenti di delegittimazione politica, di costruzione dell'alterità e di definizione dei confini della comunità. Il modello dei twisted transfers (che si potrebbe rendere come trasferimenti perversi), invece di imporre alle società antiche le categorie contemporanee, consente di apprezzare il significato conferito dagli attori storici di un'epoca lontana dalla nostra agli scambi, ai doni e alle relazioni di potere.
La fecondità del modello è messa con successo alla prova dallo stesso Carlà-Uhink in alcune orazioni, la pro Cluentio, la pro Murena, le Verrine. Nella brillante analisi di Silvia Lacorte al corrotto Verre si oppone nei testi ciceroniani quale contromodello positivo, il constans e gravis M. Aemilius Scaurus (cos. 115 a.C.); ancora Cicerone domina il testo di Irene Leonardis che propone uno stimolante percorso attraverso le numerose immagini legate all'amputazione quale rimedio per pulire e sanare il corpo corrotto della Repubblica. Le frodi perpetrate da Latini nell'usurpare la cittadinanza romana nel II secolo a.C., le accuse analoghe contro peregrini difesi da Cicerone alla metà del I sec. a.C., nonché la falsificazione di tabulae custodite negli archivi urbani per il medesimo scopo sono oggetto dell'intelligente analisi di Andrea Raggi. Rosillo-López ricostruisce bene le dinamiche comunicative degli attori coinvolti in casi di corruzione elettorale e giudiziaria documentate nei testi ciceroniani. Allusività e non detto emergono come la struttura sottesa a ogni tentativo di piegare la legge a proprio vantaggio.
Lo studio di Yehuda Gershon mostra quanto il valore esemplare del console Fabrizio (C. Fabricius Luscinius, cos. 282 e 278 a.C.) sia stato riaffermato da Dionigi, Plutarco e Appiano nella prima età imperiale e rifunzionalizzato per presentare la condotta appropriata per un generale fedele. [2] La connessione tra un uso ormai distorto della liberalitas imperiale durante le guerre civili del 69 d.C. e la nuova visione tacitiana della corruzione è esaminata con cura da Shusma Malik, che rileva il mutamento della categoria di beneficio e doni, agli occhi dello storico ormai irreparabilmente immorali. Le ricerche di Patrick Sänger, Emilia Mataix Ferrándiz e Marta García Morcillo seguono lungo ampi ambiti cronologici linee assai proficue: la corruzione amministrativa e le sue pratiche nell'Egitto greco-romano, i differenti meccanismi messi in atto dallo Stato romano per arginare frodi e illeciti negli spazi portuali e un tema di eterno interesse e rilievo anche in età romana come la valutazione giuridica e morale di enormi lasciti testamentari in favore di individui estranei al gruppo familiare e a quello sociale del testatore. L'indagine dedicata da Christopher Degelmann alle strategie discorsive adottate per costruire l'accusa di corruzione ad Atene chiarisce la persistenza del peso dell'oralità nella cultura giuridica del IV secolo a.C. Che la corruzione rappresentasse una minaccia anche per la Chiesa cattolica e le sue autorità nella Gallia tardo antica emerge nella discussione di Maik Patzelt dell'Ad ecclesiam di Salviano di Marsiglia. Christian Rollinger illustra bene le prospettive divergenti, dal consenso al disprezzo, con cui erano recepiti dai contemporanei gli omaggi e gli scambi di doni tra gli Avari e l'Impero Romano sotto Giustiniano e Giustino II.
Come è evidente dalle pur scarne osservazioni formulate in merito ai vari saggi, il volume presenta un valore indubbio non solo per le ricerche trattate, ma più in generale per la maniera in cui sarebbe fruttuoso esaminare questioni che pertengono in uguale misura alla morale e alla repressione criminale. L'affermazione (Eike Faber, Preface, xi) che Corruption in the Graeco-Roman World è il primo volume della nuova collana «Twisted Transfers. Studies on Ancient Corruption» e che sono in preparazione altri volumi, non può, allora, che rallegrare quanti sono interessati alla ricerca. [3]
Note:
[1] Carlà-Uhink argomenta come il tipo più utile sia qui il terzo: A is compelled to give to B (25 ss.).
[2] L'esemplarità di Fabrizio compare ancora in Dante Alighieri, Purgatorio, 20.25-27 che lo fa evocare dai penitenti come modello di saggia povertà «O buon Fabrizio, / con povertà volesti anzi virtute / che gran ricchezza posseder con vizio.»
[3] A oggi (11.06.2026) l'editore segnala che nel 2027 verranno pubblicati due volumi: Filippo Carlà-Uhink / Marta García Morcillo / Shushma Malik (eds.): Conceptualizing Corruption in Ancient Athens and Rome e Victoria Maria Macura: Korruption und Geschlecht: Diskursive Konstruktionen von männlicher und weiblicher Korruption im klassischen Athen.
Domitilla Campanile